Mandala
Credi forse sia possibile conoscere l’anima pura
seguendo un sentiero che parte dagli occhi?
Non la troveresti nelle forme che immagini,
proprio perché la immagini essa non ti appare.
Vaghiamo da lungo tempo per regioni sconosciute
seguendo una mappa obsoleta e inattendibile
una mappa tramandata dalle nostre presunzioni
dalle nostre convinzioni inamovibili,
dalla nostra sete inesauribile, inestinguibile.
Così nel nostro viaggio non riconosciamo le tracce,
il desiderio ci piega alla sua volontà
rimaniamo sedotti dalle sue dotte argomentazioni,
e in fondo ci chiediamo perché resistere?
perché non cedere alle tentazioni più dolci
quando ci sono presentate impeccabilmente
con tanta dovizia di benefici per il nostro ego?
Così a cedimento si sovrappone cedimento,
uno dopo l’altro essi avvolgono la nostra anima,
quell’essenza che proviamo a raggiungere
rimane nascosta sotto una crosta impenetrabile.
Per nostra natura desideriamo senza sosta,
non possiamo fare altro che desiderare,
costruiamo griglie e classificazioni elaborate
come ragni a tessere tele che ci imprigionano.
E ci chiediamo “a cosa vale il libero arbitrio?”
quando ogni nostra scelta, se non dettata dal caso,
è conseguenza di uno stato precedente,
mentre andiamo a ritroso regredendo ostinatamente
per scoprire che qualcun’altro ha scelto per noi.
Illusioni spurie, piaceri impermanenti,
segni incodificabili di una lingua dimenticata.
Il tempo ci spinge avanti con sprezzante distacco
anche quando vorremmo fermarci a rifiatare,
a raccogliere i cocci di certezze frantumate,
anche quando proviamo a spegnere i pensieri
e un ingranaggio ci muove verso un attimo in più.
La consapevolezza diventa un veleno dal gusto amaro
che forse dovremmo sorseggiare a piccole dosi,
giorno dopo giorno finché ne diventiamo immuni
per avere occhi saturi capaci di vedere nuove mappe,
di leggere le traiettorie ingannevoli e oscure
di un divenire sprovvisto di senso apparente.





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